1. L'ESISTENZA-ESSENZA NEL CANTO E CONTROCANTO DI MARIO LUZI

Il Novecento letterario italiano, da La barca a Su fondamenti invisibili , ha potuto seguire l'evolversi costante della poesia di Luzi lungo una linea verticale e orizzontale complessa, che conduce e intriga il lettore, per trame invisibili di "fatti", all'esplorazione delle zone più in ombra della coscienza umana e all'interrogazione di una spiritualità sempre rimessa in gioco. E' il caso di Su fondamenti invisibili ('71), poema drammatico -fisico e metafisico- dove c'è l'attento scrutarsi e scrutare dell'uomo il mondo e le sue cose, un continuo cogliere la propria terrestrità e la misura, quella dimensione umana che si cerca di rapportare a dimensioni "altre", non più propriamente mortificate dal transeunte ed anzi collocate in prospettive di spazio e di tempo in cui è finalmente possibile ogni riscatto della coscienza e una messa a fuoco della verità che da sempre agita il "sottosuolo" dell'uomo, che rende più incandescente il suo magma. E' della verità agostiniana che parliamo: della verità in interiore . Certamente, in quest'opera di Luzi, vigorosa per struttura e "pensiero", linguaggio e situazioni, è possibile cogliere il respiro simultaneo dell'uomo e della terra nonché il loro stesso divenire o tutta la lenta e certa metamorfosi geocosmica. Si potrebbe perfino parlare di un "trattato" intorno alla coscienza dell'uomo o di "un bildungsroman o romanzo della coscienza", per dirla con Giuseppe Zagarrio: uno specchio insomma a cui l'uomo si guarda per prendere coscienza di sé: "E' qui -precisa il critico- che si giustifica il romanzo visuale di Luzi (.) che si impone il compito di guardare dentro di sé (nell'uomo che è in sé) per rendersi davvero conto, e quindi riemergere grondante di quella drammatica esperienza, cioè liberato, definitivamente disponibile, pronto alle scelte più giuste". Ed infatti è l'uomo, qui, il primo personaggio del dramma, l'uomo da sempre alle prese con la propria materia magmatica, che si piega a esplorare le vie contorte e labirintiche di sé, che insomma scende nel proprio sottosuolo (dostoevskijano e agostiniano) alla ricerca dell'autentico, di una incontaminata realtà coscienziale. Tutto il poeta problematizza ed esprime in vista della vicenda, meglio dell'avventura metafisica, costantemente sorretta da un'intensa e vigile preoccupazione euristica che influenza il dialogo e il linguaggio colmo di risonanze metafisiche, e il discorso poetico, tra simbolo e realtà, teso al chiarimento dei motivi intorno alla ricerca estenuante di un approdo finale, anche quando il pretesto, l'occasione esterna e puramente fisica, è dato dalla catastrofe provocata dall'alluvione di Firenze (cfr. Nel corpo oscuro della metamorfosi ). Al dato esterno, dunque, fanno seguito l'interpretazione e il motivo metafisico appunto mai separati dalla necessità di rappresentare la vita con le sue forze che contrastano e concordano ma che nel loro contrastare e concordare danno corpo al dilemma, all'enigma, si fanno segno oracolare, geroglifico dell'esistenza ove è racchiusa l'ambigua lettura delle sorti e dell'odissea dello spirito dell'uomo: si chiami Adamo o Arsenio o Alexandros o Andrée, o sia il Nestoriano. Si comprende allora, sul piano linguistico, la funzione delle disgiuntive e delle copulative che esprimono incertezza, dubbio, il mai definito, il mutevole, il probabile e l'improbabile, la fallibilità insomma dell'ottica umana: ". o per destino o casualmente insieme ."; "discende o sale a sbalzi verso il suo principio ." ( Vita fedele alla vita ); "tra sonno e veglia, tra innocenza e colpa,/ dove c'è e non c'è opera nostra voluta e scelta" ( Per mare ); "che oggi mi feriscono festose/ e cupe (.)/ Il fiume allora ha una voce sola/ o vitale o mortale. Chi l'ascolta/ ha un cuore solo o greve o tempestoso" ( Il fiume ). Come anche si comprende la funzione del "mentre", che certamente esercita, potremmo dire, un'azione frenante sullo slancio lirico ed anzi imprime una cadenza narrativa, esegematica, che serve a mettere meglio in luce la meditazione, il contemplare e contemplarsi del poeta: "mentre segue con pieni di riserva ."; "mentre già con la sfida negli occhi si riprende ."; "mentre sento quel dolore strozzato sul nascere ." ( Il pensiero fluttuante della felicità ); oppure: "mentre il suo lume lampeggia o si eclissa in un vicolo"; "mentre io tra ossequio e riluttanza ." ( Nel corpo oscuro della metamorfosi ). Certo, in Su fondamenti invisibili ritornano alcune tra le costanti più di rilievo che costituiscono il leit-motiv delle precedenti opere di Luzi: l'amara religiosità esistenziale, per esempio, come anche l'attenta contemplazione

del tempo e dei suoi ritmi vitali (si veda il motivo di "immobilità nel movimento" già in Come tu vuoi ( Il giusto della vita ) e ancora il motivo dell'amore, in senso spirituale, in Aprile-Amore . E ciò è possibile verificare già dai Tre temi , la cui funzione è quella di preludio del canto dei Tre poemi : in particolare questi ultimi così bene orchestrati e dall'architettura complessa, nei quali è ripresa, ma più scavata e meno liricizzata, la tematica di tutta quanta la poesia luziana (non escluso il poemetto drammatico I pazzi ). Qui, come altrove, l'interlocutrice immaginaria o invisibile del poeta è l'anima: il dramma dell' ego e dell' alter-ego , che tendono a conciliarsi nel "tu", che nel "tu" scaricano la loro tensione e danno forma all'uomo contemporaneo. E l'uomo e la vita contemporanei sono presenti, adombrati nella simbologia del fiume, del mare, della città. Insomma, nel significato, nella parabola del fiume è tutto il contenuto della vita e delle alterne vicende umane. Il poeta coglie i termini opposti -moto e immobilità, molteplice e unità- che contengono e delimitano il fluire della vita e tuttavia ne sono gli elementi vitali. Ci chiediamo se non sia il caso di definire un "trattato" sulla problematica perenne dello spirito della conoscenza umana questo poema luziano, il quale potrebbe avere precise matrici anche in Pascal, in Hegel e Heidegger, in

Kierkegaard e Dostoevskij, in Bergson e Blondel oltre che naturalmente in Sant'Agostino. E s'intende, qui, l'Agostino di Soliloqui e di Confessioni , specie là dove il trattato poetico esprime il travaglio dell'uomo che si avventura a scandagliare la propria anima, così da imprimere il tono dello sfogo e della confessione alla parola, o là dove diviene più drammatica la denudazione della coscienza. Per esempio, ne Il pensiero fluttuante della felicità ritorna il silenzioso interrogarsi dell'anima (si ricordi anche Per mare : "tra sogno e veglia, tra innocenza e colpa,/ dove c'è e non c'è opera nostra voluta e scelta"), ma più scavato e sofferto. Il gesto dell'io qui è visionario e oracolare, si muove in uno stato di pre-coscienza dove perfino i fantasmi nascosti o l'irreale o l'improbabile, possono trovare riscontro nella realtà di sempre, o dove magari, per un attimo, la realtà scivola nelle regioni dell'irreale, diventa esistenza immaginata e tuttavia sommossa dalle perplessità e dal dubbio se davvero esista: dunque, un'esistenza-non esistenza solo possibile "lungo i dedali del risveglio": "E vedo di lì a poco, mentre un po' dormo e un po' penso,/ un'acqua meravigliosa raccogliersi/ in due mani fini e tiepide, serrate/ nella loro giummella un po' infantile, un'acqua azzurra, mi sembra,/ giù dalle fenditure d'un'antica roccia stillando". Evidentemente, l'acqua di roccia e di fiume e di pozzanghera qui possono essere interpretate come categorie metafisiche. L'intonazione di tipo sapienziale di questo discorso poetico con la presenza di detti memorabili suona come massima di vita: "-non arrenderti./ Non per meno della gioia-". "-Non distinguere, non dividere. Prendi/ il tuo bene come ti viene offerto-". "-Non crucciarti non contrastare quel che è-". "-Non c'è morte che non sia anche nascita-". "-Prenditi se vuoi ritrovarti, desidera/ per non avere-". Ebbene, c'è in tutto questo, una tendenza o un gusto per la filosofia esistenziale e contemplativa di tipo orientale, aurobindiano (cfr. di Aurobindo: Coscienza cosmica e Si sente Dio ). Si legga a tale scopo Ipazia , che offre alcuni esempi tipici di salmismo luziano e precisamente l'esclamazione di Sinesio: "Quando si è in alto mare/ la luce del tramonto e quella dell'aurora/ non sono molto dissimili ."; o di Gregorio: "Non essere in pena oltre il dovuto". Qui, il momento di meditazione non è che il necessario punto di fuga lungo gli itinerari della vicenda umana, che si fa misura e limite dell'uomo ma anche connotazione dell'uomo-umanità-mondo: "Le nazioni non meno dei singoli/ disimparano l'amore della sostanza, dimenticano/ quel giro stretto di vita e volontà/ che ne molò i lineamenti, ne definì l'essenza" ( Il gorgo di salute e malattia ).

 

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