Una nuova raccolta di versi di Ida Scioscioli
La crudeltà del tempo sconfitta da una lirica
Nella poesia si entra nudi, diceva Voltaire. E nuda poesia è questo volumetto di liriche di Ida Scioscioli, "Momenti". Poche note biografiche ("esercita l'insegnamento a Brindisi, dove è nata e tuttora risiede"), una breve introduzione dell'editore - Libroitaliano - e poi soltanto poesie, come è giusto, che possano raccontare l'autrice meglio di una presentazione rituale. Lo scorrere lento del tempo ritorna in questi versi, se ne ascoltano i rintocchi, tra il dolore che "manca di ombre/manca di parole" e i "giorni del sorriso", quando la casa "era una reggia / aperta alle correnti dell'amore". Queste poesie hanno il dono di cullarci fino al risveglio - in cui "nel lago dei tuoi occhi/ho visto il mondo" - e poi, correndo veloce, ci scuotono come un "fantoccio che si agita al vento, / raccoglie pioggia / sole cocente / uragani". E' la crudeltà del tempo di cui parla Alan Lightnian, simile allo scorrere dell'acqua. a un flusso continuo ostacolalo di tanto in tanto da un piccolo detrito, da una brezza passeggera. Quando un rivoletto di tempo devia dalla corrente principale, dice, ci reimmerge nel passato: "Mi ricordo / sull'uscio della casa / al pianterreno / ci aspettavi la sera / uno ad uno / e ci contavi / come le caprette / che tornano all'ovile. / Con l'ultimo arrivato / ti placavi / e sorridevi / finalmente doma. / Buoni eravamo / e belli agli occhi tuoi / corolla del tuo amore". Sono i "chiodi della memoria" che cerchiamo di svellere perdendoci nel vortice della poesia che si rinnova, per non essere afferrata e rinchiusa in una definizione, e continua senza fine a riproporsi "Com'era il mare / che rinchiudevate / nel cavo delle mani. / da bambini? / Azzurro? / Profumato d'infinito? / E' sempre là / però non è più quello. / Ha frantumato tutti i bei castelli / l'onda violenta / sulla bionda sabbia. / L'ho visto stamattina. / Sempre azzurro / ancora più infinito. / Ha raccolto le lacrime del mondo / che perle diverranno". ( i. min.)
LA REPUBBLICA (VENERDÌ 11 GENNAIO 2002)
"In riva ad una canzone" bel libro di Mirella Violi
Uno spaccato di vita vissuta all'inizio degli anni Settanta, quasi un diario che potrebbe essere stato scritto da tante ragazze di quel tempo che come Alessandra, la protagonista del romanzo "Vent'anni in riva ad una canzone" di Mirella Violi, hanno attraversato il cambiamento di un'epoca con tutte le contraddizioni che i rinnovamenti comportano determinando perfino ribellioni verso la propria famiglia che da "luogo mitico delle memorie", spesso si trasforma in insopportabile prigione. Alessandra, giovane neo laureata, bella, amata in maniera viscerale da Alberto, un "bassetto" che per lei stravede, non vuole vincoli, non vuole illudere il ragazzo anche se accetta di trascorrere con lui qualche ora in uno dei luoghi più belli della sua Messina, a Punta Faro, sulla riva di quel mare azzurro, che lei vuole abbandonare per andare a vivere a Roma, sola, senza legami. Non serve a intenerirle il cuore neanche il continuo "sottofondo musicale" delle canzoni di Lucio Battisti, che accompagna appunto i suoi vent'anni. E alla fine farà in modo di farsi lasciare da Alberto, pur di poter inseguire il suo sogno di libertà. In Alessandra, Mirella Violi, riesce, con una scrittura gradevole e veloce, a far rivivere le ansie che negli anni '70, tormentavano l'anima di tante ragazze pronte a scoprire una nuova vita, senza vessazioni, senza imposizioni. Insomma un risveglio della donna per secoli oppressa.
Italia Cicciò
Gazzetta del Sud (MERCOLEDÌ 31 MARZO 2004)
Il segnalibro
"Anima candida, Anima Nera"
La prima opera poetica di Andrea Pasquali
Amante della letteratura classica, laureato in filosofia, Andrea Pasquali presenta al pubblico la sua prima opera poetica in cui si mescolano, non a caso, antichi greci e tematiche esistenziali.
Già il titolo evoca una sorta di tao poetico, uno specchio doppio in cui si riflettono toni lirici e cadute di tono volute, immagini immacolate e realtà oscena. L'ambivalenza attraversa i versi adoperando stili opposti e termini inaspettati; il lettore è preso dal vuoto della vita e dalla pienezza dell'esperienza, dall'amore negato o dal suo consumarsi. Nel mezzo le fosche tinte dei sentimenti, ma anche il rievocarli nella forza dei legami, attesi, finiti, spezzati, più o meno ambigui - tra Eurialo e Niso ad esempio o tra un giovane che desidera diventare licantropo e un uomo che sarà di lui vittima per vendetta - e sul confine sottile tra amicizia e amore, amore perdizione.
A tratti spregiudicato, come nel Sonetto: "[…] e bacerà i tuoi occhi di ragazza / sulla tua fronte una fresca brezza / nelle tue mani la mia dolce mazza"; a volte ispirato da rabbia e rassegnazione: "Puoi fermare l'attimo che scorre / e dormire su un petalo bianco / di musica, ma / se non vuoi… / fanculo tu e il tuo compagno fedele". Strategie terrene, basse anche, diremmo, ma che dipingono l'uomo più umano che mai, calato nei suoi limiti, anche quello della volgarità, se necessario.
Del resto la poesia sembra davvero uno strumento duplice: da una parte ci concede l'immagine del sogno, dall'altra si esprime con parole e le parole rimandano, a livello semantico, alla realtà nuda e cruda. In "Oblio della poesia" è lo stesso poeta a denunciare questo stato di cose: "Come può essere poesia se si affianca tragica all'immutevolezza dei fatti, all'inconfutabilità dell'evidenza […]". Poesia-realtà quindi è un altro dilemma dei nostri tempi, così aridi di belle immagini e in cui talvolta qualcuno trova più facile cedere. Il poeta conferma l'arte come strumento di guerra, lontana dal clamore della armi ma ispirata da esse: "non mi resta che il sogno per poetare ancora" e al lettore disilluso ricorda in "Memorandum": "Se all'ora del tramonto / hai voglia di morire / non trattenere le lacrime, / guarda il sole / e prometti / che domani sarai di nuovo qui / ad ammirare l'alba…
"Anima candida, Anima nera" di Andrea Pasquali è stato pubblicato nella collana Poeti Italiani Contemporanei, da Libroitaliano. Editrice Letteraria Internazionale, 2003. Ha vinto il Premio Selezione 2002. Il giovane poeta, nato nel 1975, vive a Maenza.
Rosa Manauzzi
LA PIAZZA di Latina
La raccolta di poesie di Ridolfini ispirata alla Regina mancata
"Maria José", la vera Napoli
"… E penso a te, impotente, progressista, stupendamente donna liberale. Quegli occhi belli, sgombri di malizia, violetti e trasparenti come l'ametista…", "… E fu ancora Italia, ma non degna, non degna di te Maria José". Così alcuni dei versi tratti dalla raccolta di poesia intitolata "Maria José" dello scrittore Ciro Ridolfini, edito da Libroitaliano.
Una poesia contro corrente, non lirica o descrittiva ma reale, capace di comunicare con gli altri, di parlare alla gente e di uscire dalle accademie, dalle scuole ed insinuarsi tra il popolo e le strade: "Parlare dei propri simili, del proprio tempo, della realtà - ha detto Silvio Mastrocola critico letterario, alla presentazione del libro al Circolo Ufficiali della Marina Militare di Napoli - diventa un compito arduo e coraggioso; essere poeta civile non è facile, così come non lo è recuperare l'identità smarrita di un artista in un periodo dove fare arte è complesso. "Maria José" di Ridolfini rappresenta una poesia pura e appassionata, nata dalle viscere di un uomo di teatro che vive di sensazioni regalate dalla gente".
Una raccolta che rappresenta l'anima della vera Napoli, eterna, triste, allegra, dolorosa e felice, la Napoli della maschera di Raffaele Viviani più volte rappresentata a teatro da Ridolfini. Una città e una nazione descritta, vissuta, tratteggiata accanto alla figura nobile di Maria José, Regina per un mese, mai osannata, mai esaltata, spesso ricordata per la sua assistenza da crocerossina durante la guerra, così come rilevato dallo scrittore Ruggero De Ruggieri nella prefazione della raccolta. Una regina mancata - ha detto gaetano Damiano, direttore dell'archivio storico di Stato - Un'Italia diversa dal passato, un paese ricostruito con suggestioni, emozioni, immagini e versi; un tentativo di umanizzare le sofferenze d'ogni uomo". "… Questa la tua Italia, spaccata in due da una condizione, il sud sempre orfana Nazione, il nord predatore…".
"Poesie capaci di muovere l'animo di chi legge con l'animo di chi ha scritto, in grado di commuovere - ha detto Ezio Ghidini Citro, presidente del Centro Studi d'Arte e Cultura di Napoli "Sebetia-Ter" -. Un componimento che accompagna quasi per mano la storia dei nostri ultimi cinquant'anni, dai padri della Repubblica fino alla fine di essa (prima Repubblica). L'Italia raccontata con gli occhi di un poeta, con attenzione, approfondimento attraverso le sensazioni della gente comune che lo stesso poeta definisce "poveri cristi" con pregi e difetti, accanto a loro la figura commovente di Maria José in una sorta di omaggio, di ringraziamento dovuto ad icona di un paese che non è stato e che poteva essere rappresentato dalle virtù di quella Regina: "… in un carme che egli sente di offrire, ad una semplice donna e maestà…".
Fabio Postiglione
ROMA
Le poesie del prof. Mungo declamate dai colleghi
SAN BENEDETTO - Io sono la poesia/ e al di là del tempo/ arguisco l'assoluto, oltre lo spazio e la sintassi, oltre in mondo e la grammatica mi spingo. In questi pochi versi declamati alla Sala conferenze della Confcommercio è racchiusa la poetica di Domenico Mungo la cui ultima raccolta di liriche, Il nobile veleggiare, Libroitaliano World, ha dato spunto alla libreria Alif di via Voltattorni di organizzare un insolito salotto letterario con il sostengo del Sindacato Librai. Si sono prestati al simpatico "esperimento" diversi insegnanti del Liceo scientifico "Orsini" di Ascoli, colleghi del professor Mungo, docente di filosofia, che hanno declamato i versi del suo recente volume (ha già pubblicato la raccolta Frate Sole e Samurai) davanti ad una folta platea di studenti ed appassionati di poesia. Hanno iniziato a declamare i versi della lirica Questo voglio dirti il musicista Umberto Angelini e Patrizia Tarli, con accompagnamento musicale dei bravissimi Alessandro Ascani (violino) e Silvia Fioravanti (tastiera), quindi lo stesso Mungo ha letto il componimento L'Astronauta insieme a Romano Firmani che l'ha declamato in inglese. Proprio come ad un debutto teatrale i professori, un po' emozionati, sono stati applauditi ed incoraggiati dagli studenti, più attenti che durante le ore di lezione. Una dopo l'altra sono state declamate tutte e ventiquattro le poesie raccolte ne Il nobile veleggiare, un libro che tenta di trovare un linguaggio diverso al di là di rime. Le altre voci recitanti sono stati i professori: Giovanna Lucidi, Manuela Raimondi, Roberto Brazzoli, Francesca Mercuri, Giuseppe Fillich, Michele Sagona, Dino Massitti, Fabrizio Rotoni, Darma Ricciotti e Paola Castelli.
Tiz. Cap.
IL MESSAGGERO
LA PRESENTAZIONE DI GIOVANNI OCCHIPINTI
«Un ricco racconto autobiografico. Un vero macigno in pochi etti di carta»
Ragusa . Storia di un'esistenza che nasce dalle più profonde regioni dell'anima. Storia di una donna forte e coraggiosa, costretta a lottare con il cancro, e del suo canto ammaliante per la vita. Un diario-racconto, edito da Libroitaliano, opera prima di un'autrice inedita, Ornella Lorefice. «Racconto autobiografico, - spiega lo scrittore Giovanni Occhipinti - per taluni aspetti ascrivibile al romanzo di formazione, per la ricchezza di vicende esemplari e dolorose. Un vero macigno in pochi etti di carta stampata». L'arco di vita narrato abbraccia l'infanzia e l'adolescenza dell'autrice, attraverso un percorso di ricerca spirituale, un «pellegrinaggio interiore» dove il dolore volge in canto. E il linguaggio della sofferenza diventa linguaggio della preghiera, sublimazione nella fede e nella forza della Speranza, sentimento d'amore che sovrasta e fa volare sui sofferti vissuti con rispetto, con fede profonda, in una delicata accettazione del dolore come condizione di privilegiata redenzione, attraverso un «processo di conoscenza benevola e salvifica, che comporta la conquista di spazi interiori nei quali accogliere gli altri che soffrono». E lo scrittore Occhipinti, letterato di autorevole stampo, spiega la sua incapacità umana di presentare il libro "per un rispetto e un pudore dei miei limiti quando si affrontano argomenti che ci sovrastano, perché so che a certe mete si perviene dalla strada aspra del dolore, al paradosso del privilegio del dolore, perché non sapevo dove collocare umanamente e terrenamente questa lacrima col peso del mondo". La lettura di una poesia-preghiera ammutolisce il pubblico commosso e ne raggiunge il cuore. "Quando ho iniziato a scrivere, - dice l'autrice - in un momento di malattia, mi sono resa conto che le mie parole potessero servire agli altri. Ho lavorato affidandomi a Dio, superando tanti piccoli ostacoli e sono stata costretta a tornare indietro sul passato, a ritornare alla mia malattia. Ho voluto raccontare perché ognuno di noi ha il dovere di essere testimone. Io lo sento quel canto che s'impadronisce di me e mi aiuta ad accettare, a riflettere su questa vita, al valore di ogni suo attimo". Confessioni di un animo sincero e delicato, abbagliato dalla luce di un "faro-guida" sullo sfondo della natura siciliana, fatta di piccole abitudini, tra l'umanità e la spiritualità di un cammino lungo e sofferto.
Silvia Ragusa
LA SICILIA
Nato a Gragnano è funzionario dell'Avvocatura dello Stato
Giuseppe Attanasio:
un poligrafo dei giorni nostri
Un poligrafo dei giorni nostri dalla produzione faconda. Poesie, romanzi, novelle, commedie e saggi sono alla base dell'attività letteraria di Giuseppe Attanasio. Le tematiche toccate spaziano dal difficile mestiere di vivere all'incomunicabilità umana, dal dolore all'amore, dalla felicità all'angoscia. Ma ampio spazio è dato anche alla satira e a una dolce vena crepuscolare. Soprattutto nelle liriche, l'autore s'interroga sul senso più profondo della vita. Per tutti valgono i versi di Insonnia. "Dorme nel mio letto il bimbo ch'ero un tempo. Ed io veglio l'altissima notte di questa vita che m'angustia".
Nato a Gragnano, Giuseppe Attanasio è funzionario dell'Avvocatura Generale dello Stato e opera presso la Distrettuale di Napoli. Nel romanzo "Morire per vivere", ambientato nei territori che circondano il Sarno, l'autore traccia la storia tragica della famiglia del massaro Peppino Coppola, assassinato in un agguato. A essa si salda, come se si trattasse di un thrilling, il personaggio di Tonio Calogero, incolpato del delitto e condannato a lunga reclusione. Da questo nodo si dipanano i fili di una vasta trama, per cui il lettore si trova a seguire la vita di una comunità contadina dei giorni nostri. "Le figure principali che animano la vicenda, scaldandola al fuoco vivo della propria umanità, si collegano ad altre, che pure colpiscono per i risvolti della loro avventura esistenziale", spiega Giuseppe Attanasio. Il campionario umano, insomma, è variegato e finemente scolpito. A proposito delle novelle inserite ne "Le vele della vita" Antonio Coppola, nella presentazione, scrive che si tratta di "racconti di una forza spaventosa, quasi lasciati all'estro del lettore, per affinare e dirigere meglio l'indagine. La struttura è solida e il linguaggio aderente alle partì. Un piacevole legame al divertissement restituisce ai racconti un brioso susseguirsi di episodi condotti con smaliziata padronanza semantica". Nella produzione poetica, Giuseppe Attanasio non disdegna l'uso del napoletano tanto che nel volumetto "Cose sparse" ha composto una vibrante "Luna rosa". Ugualmente intensi sono i versi di "Perdersi", pieni di dolore esistenziale. "Tu conosci la strada, sai dove andare: Io no. Vivo nell'immenso, vivo e mi perdo". Dolente ma profondamente umana la poesia "Esodo dall'Afganistan". "E vanno per strade di fango, sotto un ciclo di piombo. Su i carri malconci i vecchi tremano, come fiamma che va a spegnersi. Le pietre puntute trafiggono i piedi e scuotono dentro il dolore. La. croce è portata in silenzio. E vanno lungo la via gocce d'umano si perdono nel fango". E poco importa sapere se a fare da sfondo ci sono i talebani o gli statunitensi. È evidente che Giuseppe Attanasio governa la materia poetica con assoluta coerenza stilistica sicché, espressione e forma, prive d'inutili sovraccarichi danno luogo a un'atmosfera sognante e rarefatta. La parola spedita e diretta fonde perfettamente elementi fantastici e dati oggettivi d'impronta schiettamente naturalistica. Ne scaturisce un felice contrasto di termini che segnano la dissolvenza della realtà verso spazi di poesia pura. Per la ricca attività letteraria, Giuseppe Attanasio ha ottenuto diversi premi e interessanti riconoscimenti critici.
Nello Fiorenza
METROPOLIS
Edizioni Libroitaliano
Memoria come purificazione in un affresco ai limiti dell'abisso
Viaggio alla scoperta della verità
Lohengrin non è un personaggio wagneriano.
È un computer che raccoglie un'eredità enigmatica di un'anima che a sua volta ha ricevuto una confessione disperata.
Trattasi di un gioco sorprendente di scatole, una contenuta nell'altra.
Un gioco di proiezioni e flash back. Geniale.
I file contengono la storia di una madre che nel consegnare al figlio gli ultimi respiri gli confessa il nome di un padre mai conosciuto e la sua scomparsa misteriosa. Una vicenda che ricorda i dedali angoscianti di Buzzati.
Livio Lombardi, dirigente torinese di importanti aziende, si ripresenta ai lettori con A-Mnesis, un romanzo con sapore metaforico, forse con finalità autobiografiche, comunque con intenzioni lodevoli perfino su territori sociali.
L'architettura non ignora il tessuto intrigante delle allegorie, Parsifal padre-emblema di Lohengrin, cioè di Giordano che va alla scoperta della verità e smarrisce la memoria…
L'incipit si realizza il giorno della confessione materna, in un'atmosfera spesso dolce ma cruda.
L'autore affronta il viaggio spostandosi dai selciati di Volterra alle strettoie di Lucca, dai caotici itinerari di Napoli a quelli meno congestionati di Ischia fino al fuoco dei cieli di Favignana e alle sabbiose onde tunisine.
E poi il ritorno a Torino, a piazza Vittorio. Livio sempre si aggrappa a un filo sottile ma robusto. Una seta che si dipana e intanto schiude all'inquieto Ulisse le porte che segnalano l'identità delle sue origini. Per inseguire l'idea della memoria Giordano rischia la follia.
Fa gioco all'autore la ragnatela di affari illeciti, dal commercio sporco della scienza infido della pedofilia e a quello altrettanto squallido della tratta di donne. il tutto si sviluppa in un pianeta dove persone innocenti sono travolte dagli operatori dell'orrido.
La voce di Lombardi, come di un suggeritore dietro le quinte, si fa memoria e coscienza contro il male.
Memoria, dunque, anche come purificazione in un affresco in cui l'amnesia e la rimozione di ricordi possono condurre ai limiti dell'abisso.
Giordano, Pietra, Cora, Viola, Virgilio, il Cielo e soprattutto Saracena dalle forti pulsioni mediterranee sono tessere di un bel mosaico, personaggi vivi di un romanzo incredibile e intanto vicino alla realtà.
Lo scrittore racconta e la sua storia comincia a vivere quando un sito chiaro nella memoria.
A-Mnesis ci obbliga infine a riflettere omissioni di particolari che padri dalla memoria labile decodificano dal passato.
Come se tutto fosse scivolato sulla loro cute come acqua lungo la tela cerata di un impermeabile.
Angelo Caroli
CORRIERE dell'ARTE
Massimiliano Floriani presenta «Come il gelo d'altura»
Vent'anni ed è già poesia
RIVA. Non finisce di stupire Massimiliano Floriani, il giovane poeta arcense che ultimamente si sta facendo conoscere ed apprezzare in tutto l'Altogarda. Dopo le serate al Casinò e al Centro Culturale di Dro, oggi alle 20.30 presso l'Auditorium del Conservatorio, Floriani presenterà il suo primo libro di poesie intitolato "Come il gelo d'altura", edito dalla "Libroitaliano" di Ragusa. Per il poeta, si tratta dell'inizio di un periodo ricco di impegni culturali che lo porterà in tournè a marzo in Trentino, a Tione, Ala e Rovereto. A rendere l'evento curioso e diverso dal normale, c'è anche la giovane età dell'autore, poco più che ventenne. Per lui si scomoderanno domenica sera i professori Piero Cavallari di Trento e Francesco Monti di Arco. Proprio quest'ultimo ha curato anche la presentazione del libro di Floriani, definendo creativo l'entusiasmo con cui ha redatto la sua prima opera. "I motivi della vibrazione creativa - spiega il professor Monti - più che come paesaggio, tendono ad azioni fissate in un gusto dominante, che il verso poetico ha assorbito per tradurlo in immagine". Ad accompagnare Floriani ci saranno i suoi amici della compagnia "Ritratti in movimento"; Elisa Stevanello al pianoforte, Omar Morandi alla tromba e Sergio La Vaccara al violino garantiranno il giusto equilibrio tra musica e poesia.
(max)
TRENTINO
Presentato il libro di Mirella Violi
a chiusura dell'anno accademico dell'università della Terza Età
Versi moderni per una cultura antica
BOVA MARINA - Con la presentazione del libro, «Il palazzo nella fiumara», ed. Libroitaliano, di Mirella Violi, un poema breve scritto in lingua italiana ma dedicato alla millenaria cultura dei greci di Calabria, si è chiuso il settimo anno accademico all'Università per la terza età e per il tempo libero della Bovesia-Area Ellenofona. La cerimonia si è svolta all'Istituto Regionale Superiore di Studi Ellenofoni. Tra le finalità statutarie dell'Ute-Tel-B c'è la valorizzazione della cultura ellenofona e in questa ottica, si è fatta promotrice di una iniziativa certamente nuova per Bova Marina.
Il prof. Cotronei, presidente dell'Ute-Tel-B ha chiesto ed ottenuto dall'Ente Poste italiane uno speciale annullo relativo alla giornata e riproducente l'Istituto Ellenofono. Egli ha voluto sintetizzare l'attività dell'Università per la terza età, evidenziando l'impegno anche sul fronte dei giovani ai quali quest'anno ha dedicato una particolare attenzione non solo sensibilizzandoli all'idea di Europa con un concorso, ma facendoli partecipi di un progetto di scambio con un altro gruppo: per cui 24 greci sono stati ospiti dell'Ute-Tel-B a Bova Marina e 25 nostri giovani hanno ricambiato recandosi in Grecia.
Ha portato il saluto per i cittadini dell'Area Ellenofona il preside prof. Pietro Autelitano, che vanta un diploma con medaglia d'argento che viene conferito dal capo dello Stato ai benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte. Conoscendo la dottoressa Violi, ha potuto ben presentare e con grande ricchezza di particolari il personaggio che per la sua opera poetica ha già avuto numerosi riconoscimenti. Il «Palazzo nella fiumara» è quell'edificio che risalendo appunto la fiumara di San Pasquale si trova oltre la sorgente «il cunicolo» e che apparteneva un tempo alla famiglia Nesci. Entrando nel merito letterario, il dott. Sergio Paolo Foresta, vicepresidente del sindacato libero scrittori sezione Calabria, ha messo in evidenza come un sentimento poetico molto forte ha consentito alla Violi di dare a quella pietre, a quella natura che si vede e si sente attraverso i suoi versi con grande e coinvolgente impatto.
Era presente la pittrice Valerj Escalar che ha donato un libro all'Ute-Tel-B. Ma una conclusione particolare per la manifestazione è stata affidata al prof. Leonardo Saviano. docente di storia delle dottrine politiche all'Università di Napoli, Cavaliere dei Grimaldi e storico del Principato di Monaco. Giunto a Bova Marina in veste diplomatica in quanto rappresentava l'ambasciatore del principe di Monaco, prof. René Novalla, che è presidente dell'Accademia Internazionale delle lingue dialettali, ha voluto sottolineare un parallelo riscontrato con la nostra realtà e nell'opera della Violi. La poetessa calabra usa la lingua italiana per valorizzare la cultura di questi luoghi (e porre l'attenzione anche sulla lingua grecanica) mentre nel Principato di Monaco pur avendo scelto di essere francofoni, usano questa lingua per rivendicare e valorizzare la loro cultura di appartenenza che non è quella francese, ma quella ligure.
Domenico Pangallo
LA GAZZETTA DEL SUD